Insuccesso potenziale

Che cos’è? Ti aspetti il peggio, perciò non ci provi nemmeno, pensando che le tue possibilità di riuscita siano minime. La paura ti paralizza e la vita ti scorre davanti. Allora meglio rischiare di sbagliare o non rischiare affatto?

La cosa interessante è che se c’è un insuccesso potenziale allora esiste anche il suo alter ego: il successo potenziale. Il successo non dipende dal risultato assoluto, ma dal rapporto tra le aspettative, l’impegno, le capacità e il grado di difficoltà. Spesso non ha niente a che vedere neppure con le aspettative.

Brain superboosted

Le tecniche di apprendimento veloce sono viste con diffidenza. Personalmente sono dell’idea che non esiste un solo modo giusto per imparare. Tuttavia, secondo una definizione, l’equilibrio è ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo.

Come si fa a ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo nel campo dell’apprendimento? Imparando a capire come il cervello elabora le informazioni. Gli studi effettuati negli ultimi decenni ci hanno insegnato molto (paradossalmente, ancora troppo poco) su come lavora il nostro cervello e ci hanno permesso di esplorare nuove strade.

Le tecniche di apprendimento veloce sono tentativi di razionalizzare e migliorare l’interazione tra le attività di studio e lavoro e il nostro cervello.

Nella mia esplorazione di alcune tecniche, ho trovato particolarmente utile le mappe mentali. La letteratura disponibile in internet è vasta. Cercate su Google © keywords come Buzan (l’ideatore), mappe mentali, mind mapping ecc.

Steve is dead

Steve Jobs ha rappresentato qualcosa. Appartiene a quelle persone che hanno dimostrato di non considerare le battute d’arresto un fallimento. In questo è stato un modello di un approccio positivo alla vita. Cavalcare le onde invece di essere cavalcati da esse. Sempre.
“Andare a letto la sera dicendosi che si è fatto qualcosa di meraviglioso … questo è quello che conta per me”.
Grazie Steve.

Per cookedapple Inviato su Apple

Consigli

Resistere alla tentazione di dare consigli non è facile. Abbiamo sempre la parola pronta per affrontare i problemi degli altri. Ma i consigli tendono ad essere superficiali. Grattano appena la superficie della questione. Non tengono conto di tutti gli aspetti delle vicende, di tutti i sentimenti implicati, del vissuto e delle differenze sostanziali tra ‘me’ e ‘l’altro’ individuo.
Peccato poi che la nostra prontezza a dare consigli sia direttamente proporzionale alla reticenza ad accettarne quando la questione riguarda noi stessi. Troviamo difficile accettare i consigli per le stesse ragioni degli altri.
Allora, forse, è meglio consigliare meno, ma limitarsi ad ascoltare, completamente. Fare meno per ottenere di più.

Qual è il limite?

“Sono al limite!” Quante volte ci siamo ritrovati a dire queste parole.
Ma le parole sono parole. Poi ti scopri ad affrontare una nuova difficoltà imprevista. Non puoi tirarti indietro. E scopri che il tuo limite si è spostato un po’ più in la.
Allora, forse, è solo una parte di noi che crede di essere al limite. Forse ha solo paura. Paura della situazione nuova, paura di non farcela, paura di non essere all’altezza. Allora, forse, una frase più onesta e coerente sarebbe: “Ho paura”.